Mario Rusconi

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Mario Rusconi

ULTIMA NOTIZIA
TG4 26-07-2022
Presidi: i ragazzi sono impreparati, servirebbe il modello anglosassone
Mario Rusconi, presidente dell’Anp di Roma invoca «una rivoluzione, partendo dall'introduzione del curriculo flessibile. Il Pnrr dovrebbe interessarsi anche a questo aspetto e non solo all'edilizia fatiscente degli istituti»
Studenti sempre più impreparati e non solo a causa del Covid, scuola arretrata, diversità di valutazione dei singoli studenti a seconda del programma svolto. Ecco perché è necessaria «una rivoluzione, partendo dall'introduzione del curriculo flessibile sulla scia di quanto avviene nei Paesi anglosassoni. Il Pnrr dovrebbe interessarsi anche a questo aspetto e non solo all'edilizia fatiscente degli istituti», parola di Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp) di Roma, che lancia la sua visione della scuola italiana del futuro, già una realtà in molte parti del pianeta, dove ci sono biblioteche digitali per rendere le lezioni più complete e dove le scuole sono aperte tutto il giorno.
Prove Invalsi e maturità
«Che molti studenti italiani siano impreparati lo certificano le prove Invalsi - spiega - E non è solo colpa della pandemia, perché già prima le cose non andavano bene. Adesso con la seconda prova di maturità elaborata dagli stessi insegnanti degli studenti, istituto per istituto, e tenendo conto del lavoro svolto, ci saranno diversificazioni sulle valutazioni. In un classico si darà ad esempio una versione di Tacito, in un'altra una di Giulio Cesare, che è più semplice da tradurre. E questo non può essere». Spara a zero il presidente su una maturità che cambia di anno in anno destabilizzando presidi, prof e anche studenti. E su voti finali che non corrispondono alla preparazione effettiva. «Se l'impostazione degli esami di maturità fosse davvero valida non ci sarebbe bisogno delle prove di accesso all'università. Evidentemente l'università non si fida molto della scuola superiore...».
Modello francese
Rusconi ricorda allora il sistema francese dove quasi tutti gli atenei non hanno i test di accesso e dove è possibile iscriversi tutti al primo anno, «poi però se non si fa un certo numero di esami non si può proseguire. Ma questo presuppone un numero adeguato di spazi e di docenti che qui non abbiamo», riflette.

RAI1_PARLAMENTO 18-06-2022
ROMA DI SERA 23-06-2022
La scuola che cambia: nuovi scenari per il prossimo futuro
 
Si è conclusa in una cornice di alto spessore professionale la due giorni di ANP Lazio presso il Mercure Hotel di Roma per discutere e riflettere su “La scuola che cambia: nuovi scenari per il prossimo futuro”. Occasione di confronto e di spunti di riflessione grazie agli interventi di  importanti protagonisti  che ruotano intorno al mondo della scuola a vario titolo. Grazie alla sapiente conduzione del Presidente regionale Cristina Costarelli e del Presidente della sede di Roma Mario Rusconi questo seminario residenziale ci ha consentito di riflettere su tematiche di rilievo come l’autonomia delle Istituzioni scolastiche, il ruolo del Dirigente scolastico, il punto di vista dei docenti e dei referenti Istituzionali, passando per tutta la rivoluzione che la pandemia ha portato inevitabilmente all’interno della scuola. In ogni passaggio, ciò che è emerso chiaramente, è che la scuola riveste un ruolo fondamentale nel tessuto sociale di ciascuna realtà e territorio e che, spesso, i protagonisti sono lasciati soli. Ne è nato un dibattito che ha posto diversi interrogativi sulla scuola del futuro e su quale futuro si preveda per la scuola. La presenza degli studenti a questo seminario , in una intervista abilmente condotta da Daniele Grassucci di Skuola.net, ci ha fornito il punto di vista dei nostri ragazzi, di chi quotidianamente vive la scuola da un osservatorio diverso e fruisce delle nostre scelte. Ne è emersa la necessità di rimetterci in discussione tutti, ciascuno nel proprio ruolo. Docenti, Dirigenti scolastici, personale ATA. Il necessario cambiamento dovuto alle mutate condizioni sociali, spinto anche dalla pandemia, ci obbliga a riflettere su lacune, necessità, bisogni educativi, di risorse umane e finanziarie, di formazione. Molti di queste scelte spettano a decisori politici e richiedono un ripensamento anche sul ruolo della scuola all’interno di questo mutato e mutevole scenario. Molte altre spettano a chi vive la scuola nella sua quotidianità, ne osserva lo scenario tutti i giorni, denso di difficoltà ma ricco di soddisfazione, ne legge le necessità e si impegna per ottenere risposte adeguate, ne vive i problemi e ricerca la soluzione migliore. La riflessione da cui partire, prendendo spunto dall’intervento del Dirigente scolastico Flavia De Vincenzi, potrebbe essere quello descritto nel Manifesto per la scuola di ANP :Nessuno può “rendere conto” di una professione se non l’ha prima a lungo abitata e navigata. Detto diversamente, la “competenza” ad insegnare o a dirigere una scuola, come ogni competenza, esiste unicamente in situazione, non in astratto. Oggi si ha la sensazione che siano legittimati a parlare di scuola e di competenza ad insegnare solo coloro che quella realtà osservano dall’esterno, senza averla mai praticata: politici, sociologi, economisti, docenti universitari delle più varie discipline ed “esperti”. Parrebbe quasi che agli operatori professionali rimanga solo da apprendere da altri i fondamenti epistemologici ed empirici del lavoro che svolgono.Vogliamo assumere collettivamente l’impegno a riflettere sulle ragioni di ciò che facciamo come soggetti professionali ed a tornare protagonisti della ricerca educativa e delle scienze dell’educazione.”
Durante questa pandemia tutti hanno parlato di scuola, tutti si sono sentiti titolati a esprimere giudizi più o meno opportuni ma alla fine solo chi la abita e la naviga ne è stato il traghettatore. Volendo utilizzare una descrizione tratta dal libro di Dacia Maraini “La scuola ci salverà”, noi professionisti della scuola ci siamo sentiti e ci sentiamo  come Colapesce che, immerso per sempre nel mare, reggeva il peso dell’isola sulle proprie spalle, avendo scoperto che una delle tre colonne su cui essa si reggeva si era spezzata. E’, quindi, necessario riaprire il dibattito, fornire risorse umane ed economiche adeguate, investire sulla formazione, sul reclutamento del personale perchè la scuola è la cartina di tornasole della nostra società.

Rusconi (Presidi Roma): ora scuola può chiedere status vaccinale
Roma, 14 gen. (askanews) - Secondo il nuovo protocollo della scuola, previsto con il decreto legge del 7 gennaio 2022, a partire dalla scuola secondaria di primo e secondo grado, ovvero medie e superiori, in presenza di due casi positivi nella classe chi è vaccinato o guarito da meno di 120 giorni resta in aula con obbligo di mascherina ffp2, chi invece non è in regola con la vaccinazione va in dad. È la vera novità delle nuove regole per combattere la diffusione del Covid a scuola, a cui i presidi si erano inizialmente opposti.
Ma se prima il Garante della privacy vietava alla scuola di chiedere i dati sullo status vaccinale agli studenti, ora le cose sono cambiate, come spiega Mario Rusconi, presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi, di Roma:
"È il decreto legge, quello recentemente varato dal consiglio dei ministri, prevede che la scuola possa chiedere chi è vaccinato e chi non è vaccinato, diciamo 'bypassando' quelle che erano le regole che il Garante della privacy voleva che si rispettassero fino in fondo".
"Noi non eravamo d'accordo sul fatto di dividere la classe in non vaccinati-vaccinati per due motivi: uno è un motivo tecnico, è molto complesso fare lezione contemporaneamente a 5-6 ragazzi che sono sui banchi e contemporaneamente rivolgersi alla lim, la lavagna interattiva, oppure la computer, non è semplice tecnicamente parlando. Poi riteniamo che non sia molto utile dal punto di vista formativo, i ragazzi o stanno tutti in dad o stanno tutti in presenza", ha sottolineato.
"Però il consiglio dei ministri ha deciso diversamente e noi come funzionari dello stato ci atteniamo a quello che prevede il consiglio dei ministri", ha poi precisato.
Ma la pratica è molto diversa dalla teoria:
"Proprio giorni fa sono venuti due ragazzi di terza liceo, che su 15 ce n'erano solamente due in classe, perché gli altri o avevano contratto il virus o erano stati a contatto con persone che avevano il virus e mi hanno detto 'ha senso che noi rimaniamo qua?'. I genitori ci hanno autorizzato e io ho autorizzato che stessero a casa pure loro, perché ha poco senso ed è una fatica improba per gli insegnanti stessi", ha poi raccontato Rusconi, che è preside dell'istituto Pio IX all'Aventino.
Intervista di
Stefania Cuccato
IL BATTIBECCO

La scuola è attualmente organizzata come segue:scuola Dell'infanzia per i bambini da 3 a 6 anni; primo ciclo di istruzione, della durata complessiva di 8 anni, articolato inscuola primaria (5 anni di durata) per i bambini da 6 a 11 anni; scuola secondaria di primo grado (3 anni di durata) per alunni da 11 a 14 anni; secondo ciclo di istruzione composto da diversi percorsi: Licei, Istituti tecnici, Istituti professionali, Istruzione e formazione professionale
Sono numerose le scuole, associazioni e enti che organizzano corsi all'estero di lingue straniere, venendo incontro alle diverse esigenze, coniugando il divertimento allo studio e facendo incontrare persone  da tutto il mondo per approfondire la conoscenza della lingua e immergersi nella cultura locale.
Dall’analisi della società umana e della politica Foscolo ricava una visione desolata dell’uomo e del potere. L’esposizione di queste opinioni viene affidata in parte al giovane Ortis e in parte al maturo Parini. Il motivo di questa scelta è evidente. In questo modo, Foscolo le presenta come idee condivise da uomini che appartengono a generazioni diverse e che hanno diverse visioni del mondo: laica e materialista quella di Ortis, religiosa quella dell’abate Parini.

                                                                                                         

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